Se la sinistra ritorna a sinistra

Nelle ultime ore Enrico Letta ha avanzato una proposta per ridistribuire la ricchezza, non un’idea bolscevica ma un qualcosa puramente progressista: chiedere un contributo a chi ottiene eredità e donazioni sopra i 5 milioni di euro per sostenere con diecimila euro il futuro dei neodiciottenni.

Nessuno vuole colpevolizzare la ricchezza. Piuttosto che continuare ad appesantire il debito pubblico, l’1% più ricco del Paese potrebbe sostenere il 99% che non ha i mezzi per progettarsi il futuro.

Apriti cielo! La destra ha innalzato barricate, accusando Letta di voler “aumentare le tasse”. Dalle parti di Italia Viva hanno dichiarato che “la nobile storia della sinistra non si può macchiare così” mentre i cavalli di Troia renziani dentro il Nazareno non hanno appoggiato la proposta.

Una misura del genere non fa altro che rispettare la Costituzione, dove la strada maestra è la tassazione progressiva, difendendola da chi sogna la flat tax, che significherebbe far parti uguali fra disuguali.

La destra difende sfacciatamente i ricchi sotto gli occhi dei lavoratori che la votano, perché il tranello populista della guerra tra poveri è più forte di qualunque buonsenso. La destra, a causa della sua egemonia mediatica, è riuscita a far passare per diritti dei privilegi.

Essere di sinistra significa far pagare di più chi ha di più, meno chi ha di meno e nulla a chi non ha nulla. Tutto il resto è propaganda.