L’autarchia non ci salverà

Per tutti gli italiani, la fine del mese di marzo 2020 fu molto dura. Le immagini scioccanti dei camion militari utilizzati a Bergamo come se fossero carri funebri, le testimonianze dei medici impegnati nelle terapie intensive stracolme in tutto il Paese e la preghiera di Papa Francesco nella Roma paralizzata dal lockdown sono scene che non dimenticheremo mai.

Quel piccolo lembo di primavera fu molto duro, poiché nessuno riusciva a intravedere la luce in fondo al tunnel. Certo, la fine dell’incubo chiamato pandemia è ancora lungo ma, tuttavia, a differenza dell’anno scorso, il dibattito del marzo 2021 ha un nuovo protagonista: il vaccino.

Come ci insegna la scienza, solo il vaccino può eliminare tutti quei patogeni che usano l’essere umano per vivere e riprodursi. A differenza dei decenni scorsi, grazie alla maggiore diffusione dei vaccini, l’umanità ha sconfitto infezioni e virus come il tetano, il vaiolo, la difterite e la poliomielite.

Ecco perché la vaccinazione di massa è l’unica arma per sconfiggere il SARS-CoV-2, virus responsabile della drammatica sindrome denominata Covid-19.

Perché il sovranismo vaccinale è sbagliato

Da quando è iniziata la campagna vaccinale, l’Occidente ha avuto a che fare con Pfizer, Moderna, AstraZeneca e Janssen, aziende farmaceutiche private che hanno sviluppato il vaccino anche grazie ai numerosi investimenti pubblici.

Tuttavia, nonostante i bilanci di queste aziende stiano riscontrando numerosi profitti, i contratti non sempre sono stati rispettati. Anche per questo motivo, le varie campagne di vaccinazione rischiano di subire rallentamenti.

Questo avvenimento fa sorgere un dubbio spontaneo. È giusto dover dipendere interamente dalle Big Pharma che fanno profitto grazie ai soldi pubblici? I governi non avrebbero dovuto trovare una via statale al vaccino, per non dipendere in alcun modo dalle multinazionali? Non sarebbe utile gettare lo sguardo oltre i confini?

Sputnik V e CoronaVac, perché non prenderli in considerazione?

La globalizzazione ci insegna che i confini dei Paesi sono ormai relativi. Grazie all’Unione Europea, ad esempio, un italiano può andare in Estonia senza passaporto e pagare un acquisto con la stessa valuta. Perché, allora, secondo questo modo di vivere, alla luce della carenza di vaccini, non consideriamo anche i sieri di Russia e Cina?

Nelle ultime ore, la Commissione Europea, con un atteggiamento imbarazzante, ha affermato che l’Unione non ha bisogno dei vaccini prodotti in nazioni non occidentali. Ergo: ciò che viene prodotto in Occidente basta per l’Occidente.

Alla faccia dei sentimenti di fratellanza e pace professati dall’Unione, alla faccia del multilateralismo tanto ostentato dalle istituzioni continentali.

Il “no” sbattuto in faccio alla Russia e alla Cina non è altro che un mero sentimento politico. La scienza parla con una sola lingua. Un vaccino prodotto a Mosca dovrebbe avere lo stesso valore di un siero prodotto negli Stati Uniti. Invece, per le istituzioni europee non è così.

Gli esempi di Serbia e Cuba

La Serbia, a mio parere, ha percorso la strada migliore. Il governo di Belgrado, infatti, ha deciso di acquistare tutti i vaccini disponibili sul mercato. In questo modo, un serbo potrà scegliere sa farsi inoculare una dose Pfizer, Sputnik, AstraZenca o CoronaVac, ad esempio.

Cuba, invece, che ha registrato solamente 397 vittime (al 23 marzo ’21) dall’inizio dell’emergenza, nonostante debba reggere un feroce embargo, ha sviluppato ben quattro vaccini, grazie agli ingenti investimenti statali. E meno male che il capitalismo avrebbe salvato il mondo!

L’autarchia non ci salverà

Insomma, la strada dell’autarchia è la più sbagliata possibile. Sono convinto che l’Unione Europea debba considerare anche i sieri di altri mercati, come quelli di Russia e Cina, perché la salute non può dipendere dalla geopolitica.