La fragilità della politica e le idee tramontate

La politica italiana contemporanea, soprattutto quella che caratterizza la Terza Repubblica, è un sistema fragile. Sono diversi gli elementi che suggeriscono questo punto di vista: partiti deboli, leader in grado di distruggere gli equilibri, populismo dirompente e astensionismo dilagante.

È evidente come il crollo dei partiti tradizionali, quelli legati a una determinata cultura ideologica, abbia accelerato il processo di disaffezione degli elettori. Crollate le sicurezze fornite dalle ideologie, la politica è diventata simile all’imprenditoria: alle idee si sono sostituiti i leader mentre i partiti sono diventati mere macchine del consenso.

Se un tempo erano i simboli a dominare le schede elettorali – simboli storici come il garofano, lo scudo crociato, la falce e il martello -, adesso sono i cognomi dei leader a farla da padrone.

La rottamazione delle idee in nome del consenso

Al giorno d’oggi, i partiti hanno sostituito il proprio patrimonio culturale con i temi di passaggio. Ormai è fondamentale solleticare i più svariati sentimenti nella popolazione, parlare alla pancia e non alla testa, anche a costo di autocontraddirsi.

Basti pensare alla parabola della Lega (Nord), nata agli inizi degli anni Novanta per rappresentare l’anima settentrionalista del Paese, adesso si dichiara sovranista e nazionalista, dopo aver predicato il separatismo per anni.

Oppure, senza andare lontano, l’esempio del premier Giuseppe Conte è lampante: nel settembre 2018 esibiva, sorridente, un cartello celebrativo dei Decreti Sicurezza accanto all’allora ministro Matteo Salvini; nel settembre 2019, invece, mangiava salsicce insieme a Massimo D’Alema nella festa di Articolo Uno.

Successivamente ai partiti personali, il populismo ha dato vita ai partiti trasversali, quelli che non si pongono né a destra né a sinistra. Quest’ultima evoluzione ha ucciso gli ultimi sentimenti idealisti presenti. Quasi nessun leader fa riferimento a culture del secolo scorso, a quelle storie che hanno scritto la storia.

Speranze per il futuro

Sinceramente, la fiducia che ho riposto nel futuro è enorme. Certo, la mia generazione non sta crescendo con il senso della militanza, mentre la stragrande maggioranza dei giovani d’oggi si avvicina alla politica, quando va bene, solamente al momento del voto, rimanendo ostaggi delle dirette social dei vari leader.

Nonostante ciò, resto fiducioso, perché noi giovani nati nell’era post-ideologica teniamo a quelle ideologie sicuramente più di chi le ha distrutte.

Crediamo in loro perché la politica senza le idee non può funzionare, come una macchina senza motore non può percorrere grandi distanze. Basta crederci e rimboccarsi le maniche. Perché, in fondo, il futuro appartiene a chi se lo costruisce.