Se il centro risorge e la sinistra latita

Il quadro politico nazionale diventa ogni giorno più chiaro, nonostante il proporzionale debba essere ancora approvato. In Italia sta per nascere il tripolarismo, stagione politica che consacrerà definitivamente la Terza Repubblica. Come suggerisce il nome, le coalizioni maggioritarie nel Paese saranno tre: il centrodestra, il centrosinistra con il Movimento 5 Stelle e il centro.

Le forze che sostengono il governo guidato da Giuseppe Conte – il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e ciò che resta di Liberi e Uguali -, seppur tra mille difficoltà, stanno cercando di costruire un’alleanza duratura anche nei territori. Personalmente sono molto d’accordo con questo tentativo, sia per dimostrare che il governo non è un accordo di comodo, sia per dare agli elettori un’alternativa alla destra a trazione leghista.

L’ambiguità dei liberaldemocratici

Tuttavia questo scenario non piace ai centristi, che in diverse regioni hanno deciso di abbandonare il campo largo del centrosinistra. Matteo Renzi, Emma Bonino e Carlo Calenda sembrano intenzionati a riproporre il percorso federativo che nel 2002 portò alla nascita de La Margherita di Francesco Rutelli. Anche le aree moderate di Forza Italia potrebbero prenderne parte. Attualmente, sembrerebbe essere fantapolitica. In futuro, chissà…

Se questo scenario dovesse andare in porto, al Nazareno dovrebbero prendere atto della definitiva fine della vocazione maggioritaria. Unirsi in nome del riformismo non è stato fruttuoso. Come abbiamo visto, sia la destra che il centro hanno deciso di abbandonare i postumi della Seconda Repubblica per tornare ad abbracciare il proprio patrimonio ideologico.

La sinistra si risvegli

Spero vivamente che questo percorso possa essere compiuto anche dagli eredi del Partito Comunista Italiano e del Partito Socialista Italiano. La migliore risposta al sovranismo e al liberalismo non può che essere il socialismo, un socialismo fedele alla sua grande storia ma allo stesso tempo innovativo, slegato dai dogmi, profondamente ecologista e attento al ruolo dello Stato nell’economia.

Un socialismo che, come si augurava Pietro Nenni, possa portare avanti tutti quelli che sono nati indietro.