La mossa del cavallo

Da qualche giorno, il campo del Partito Democratico e dell’intero centrosinistra è scosso da diverse polemiche interne. Basta leggere i titoli dei giornali per rendersene conto. La prima scossa è arrivata dopo le dichiarazioni del sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, che nel corso di un’intervista ha chiesto “un nuovo leader per il PD”.

La richiesta del primo cittadino del centro italiano più colpito dalla pandemia di nuovo coronavirus non ha ricevuto applausi, ma soltanto fischi, dalla quasi totalità degli esponenti di peso del Partito, da Lorenzo Guerini a Dario Franceschini e da Andrea Orlando a Gianni Cuperlo.

“Fare come Macron”

Persino peggiore, nelle ore successive, è stata la decisione presa da Italia Viva. Il partito personale di Matteo Renzi ha infatti annunciato l’uscita dalla coalizione di centrosinistra, in favore della costituzione di un polo liberaldemocratico, in Puglia, Veneto e Liguria. “Siamo alternativi al populismo e all’alleanza PD-M5S” è stata la giustificazione principale dei colonnelli renziani.

Insomma, la strategia dell’ex segretario Dem è molto chiara. Il PD è ormai visto come un nemico, un nemico da abbattere con tutte le strategie, nonostante faccia parte dello stesso esecutivo.

La strategia “troiana” dei renziani

Lo sgambetto a Michele Emiliano e il tentativo contro Zingaretti, non sono che l’ultima mossa del fu leader fiorentino. La mossa del cavallo, mi viene da pensare, parafrasando il titolo dell’ultimo libro di Renzi. Quale cavallo, se non il troiano di achea memoria, si addice maggiormente al progetto renziano?

Nonostante il segretario Nicola Zingaretti sia riuscito a inaugurare un nuovo percorso dialettico, più costruttivo del passato, tra le correnti, il campo resta pieno di mine pronte a esplodere, frutto della pesante eredità della scellerata gestione renziana.

Noi iscritti, militanti e simpatizzanti, per il bene del Partito e di tutto il centrosinistra, non possiamo che sperare nella convocazione di un congresso per tesi, per la discussione e la conseguente scelta di una nuova linea politica condivisa, che possa dare slancio e vigore al Partito, da tempo appiattito sulle sterili discussioni interne e vittima dall’abiura della propria storia ideologica.

«Veniamo da lontano e andiamo molto lontano», disse un tempo il Migliore. Oggi, sapere dove andare, significherebbe avere già vinto. Smettiamola di farci del male da soli.