L’incubo americano

Fino a pochi decenni fa, spinti dalla retorica anticomunista figlia della guerra fredda, gli europei (e, forse, gli abitanti del mondo intero) vedevano negli Stati Uniti d’America il paradiso terrestre, un vero e proprio sogno, una società libera e democratica, dove lavoro e meritocrazia potevano fornire la felicità assoluta.

Poco dopo, con la caduta del muro di Berlino e la vittoria del fronte liberista, il sogno americano si è lentamente trasformato. Ciò che accade in queste ore – le manifestazioni fomentate dall’uccisione dell’afroamericano George Floyd – non è solamente che la punta dell’iceberg della decadenza etico-morale che sta affliggendo la società statunitense.

Da dove proviene questo decadimento? La risposta risiede nella violenta estremizzazione del capitalismo, burrascoso fenomeno che ha trasformato la società liberale (libertà, diritti, giustizia) nella società liberista (profitto, individualismo, darwinismo sociale). Alla legge del guadagno a tutti i costi si è aggiunta la legge del più forte. Per questo motivo, non mi sorprendo per ciò che è accaduto a Minneapolis.

La crisi sociale del capitalismo

Che la società statunitense si trovi in una fase di decadenza lo dimostra la straordinaria ondata di sostenitori del senatore del Vermont Bernie Sanders, un socialista, che ha presentato agli elettori un programma davvero rivoluzionario, se consideriamo gli standard USA. L’esplosione di entusiasmo intorno alle idee socialiste del Democratic Party, mi ricorda il diffondersi delle teorie keynesiane e delle visioni collettiviste, che gli Stati Uniti hanno conosciuto in seguito alla crisi del 1929.

Negli ultimi anni, la crisi economica e sociale sta investendo il sistema creato a fine XX secolo dalle sventurate politiche di Margaret Thatcher e Ronald Reagan. Quando il vecchio mondo sta morendo – diceva qualcuno – e il nuovo tarda a comparire, i mostri prendono il sopravvento. Populismo, sovranismo, razzismo: ecco quali sono i mostri del XXI secolo. Avere il coraggio di tornare a sposare il socialismo, per una società più solidale e verde, dovrebbe essere prioritario per i progressisti di tutto il mondo.

Il valore del ricordo

Infine, vorrei condividere con voi una piccola riflessione. Vedo molti miei coetanei pubblicare e condividere (con molta indignazione, per fortuna) foto e video di quanto è successo e di quanto sta accadendo nel Minnesota e in tutti gli USA. Credo che l’indignazione momentanea verso i difetti della società statunitense sia una sorta di moda, un modo come un altro per diventare un influencer giornaliero; un gesto peraltro incoerente, se l’indignazione viene espressa attraverso uno smartphone prodotto negli USA.

Perché, allora, nessuno ricorda annualmente date fondamentali come il 6 e il 9 agosto (bombardamento atomico sul Giappone), il 30 aprile (guerra del Vietnam), l’11 settembre (uccisione del presidente socialista cileno Salvador Allende) o il 24 marzo (bombardamenti sulla Jugoslavia) – per citarne solo alcune – che rappresentano oscure pagine di storie scritte dalla prepotenza statunitense?

Indignarsi è un dovere civico. Ricordare tutto è sacrosanto.