Lega Viva per Matteo Premier

Per gli amanti del mondo classico è intramontabile la locuzione latina «fino a quando dunque, Catilina, abuserai della nostra pazienza? Quanto a lungo ancora codesta tua follia si prenderà gioco di noi? Fino a che punto si spingerà [la tua] sfrenata audacia?», lanciata di fronte al Senato romano, riunito nel tempio di Giove Statore, l’8 novembre del 63 a.C., da Marco Tullio Cicerone nei confronti di Lucio Sergio Catilina, “colpevole” di voler rovesciare il potere oligarchico che spadroneggiava nella città eterna.

Nonostante le mie simpatie per Catilina, ritengo che le parole di Cicerone siano molto acute e dirette, utilizzabili ancora oggi in un contesto politico. Sinceramente, mi sono tornate alla mente dopo l’ultimo atto politico di Italia Viva (e del suo leader Matteo Renzi) che, con i suoi tre senatori, ha abbandonato la votazione di questa mattina nella Giunta per le Immunità del Senato, salvando Matteo Salvini – in attesa del giudizio dell’aula – dall’accusa di sequestro di 164 migranti a bordo dell’imbarcazione della ONG Open Arms al largo di Lampedusa nell’agosto del 2019.

Io credo che quando un politico abbia problemi di qualunque tipo con la giustizia, debba sempre farsi giudicare, tenendo certamente conto della sua buona fede. L’uomo politico rappresenta le richieste degli elettori: si tratta, infatti, di un portavoce del popolo, non di un privilegiato. Per questo motivo nessuno può scappare dal giudizio della legge che, giustamente, risulta essere uguale per tutti.

L’ambiguità di Italia Viva

Per Italia Viva si tratta dell’ultimo tentativo di avvicinamento al centrodestra, dopo la tentata crisi di governo di febbraio, stoppata in zona Cesarini dalla scoperta dei focolai di nuovo coronavirus a Codogno (LO) e Vo’ (PD). Certo, in questo momento la pistola di Renzi è scarica; far cadere l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte, alla luce dei sondaggi, è poco conveniente.

Ad ogni modo, a breve dovrebbe essere approvata una legge proporzionale, che causerebbe una specie di “liberi tutti” tra i partiti poiché, senza le coalizioni che la Seconda Repubblica ci ha fatto conoscere, ogni partito potrebbe seguire liberamente il proprio programma (finalmente!), confrontandosi successivamente nelle Camere.

Nel frattempo, a poco meno di 600 chilometri di distanza da Roma, la Lega ha ricambiato il favore di Matteo Renzi: la maggioranza al Pirellone ha votato come presidente della neonata commissione d’inchiesta, che dovrà far luce su eventuali responsabilità nella gestione dell’emergenza sanitaria nella Regione più colpita d’Italia, la consigliera di IV Patrizia Baffi.

La Baffi fa parte della minoranza consiliare, elemento richiesto dallo statuto, ma PD e M5S avevano proposto il bergamasco dem Jacopo Scandella, non la renziana risultata eletta. Insomma, Lega, FI e FdI hanno agito contrariamente a quanto indicato nell’articolo 52 del regolamento, che recita: “è eletto presidente il consigliere indicato dalle minoranze che ottiene la maggioranza assoluta dei voti”.

Insomma, si tratta anche di un ringraziamento alla stessa consigliera di Italia Viva, che lo scorso 4 maggio non aveva partecipato alla mozione di sfiducia nei confronti dell’assessore lombardo al Welfare, Giulio Gallera. A questo punto, non possiamo che aspettare la prossima mossa del senatore fiorentino, sempre pronto a far uscire sorprese dal cilindro tanto quanto a insaccare sconfitte elettorali.