I barbari padani nell’isola della bellezza

La Lega, il partito di Matteo Salvini, entra a far parte del governo della Regione Sicilia, tramite l’assessorato dei Beni culturali e dell’Identità siciliana. No, non è uno scherzo. Il partito che nel logo espone Alberto da Giussano, “leggendario” eroe della mitologia padana, dovrà amministrare i beni culturali della Sicilia e persino farsi portavoce l’identità siciliana…

Proprio così, il partito che per anni ha sognato la secessione della Padania, dovrà promuovere nel mondo l’identità di una regione che trasuda cultura, storia e bellezza da tutti i pori. Un vero e proprio ossimoro, se pensiamo alle oscenità che annualmente siamo abituati a vedere da Pontida.

E non solo. Fa male pensare che l’essenza culturale dell’isola che fu di Empedocle, di Giovanni Verga, di Gorgia, di Vincenzo Bellini, – solo per citare alcuni grandi siciliani – dell’isola della Valle dei Templi, della Villa romana del Casale, del Palazzo dei Normanni; debba essere valorizzata dalla Lega.

Fa male, inoltre, pensare, che i tesori dell’isola che è stata dei greci, dei romani, degli arabi, dei fenici, dei normanni, dei bizantini, dei cartaginesi, – popoli che nei secoli hanno dominato la Sicilia, lasciando nel nostro un DNA un qualcosa di speciale – debbano essere protetti dagli esponenti di una cultura politica che per primeggiare ha fatto uso di nazionalismo, xenofobia, razzismo e disprezzo del “diverso”.

Separatismo smascherato da nazionalismo

L’elemento, trascurato dalla maggior parte dell’opinione pubblica, che rende ancora più incredibile questa scelta, risiede nello statuto della Lega. Nell’articolo uno, che esplicita le finalità del partito, si legge: “La Lega Nord per l’Indipendenza della Padania è un movimento politico confederale costituito in forma di associazione non riconosciuta che ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana”.

Alla luce di quanto ho appena citato, possiamo affermare con certezza che a un partito che ha come obiettivo finale “il conseguimento dell’indipendenza della Padania”, è stato affidato il compito di amministrare i Beni culturali e l’Identità siciliana, per di più da un presidente di Regione che guida un movimento meridionalista. Non ci sono parole per descrivere l’incoerenza di questo gesto politico.

Per di più, i tanti elettori e militanti leghisti, siciliani e meridionali, che sostengono Salvini, votano la Lega Nord che fu di Bossi e Maroni, dato che la “svolta nazionale” si è concretizzata soltanto sul simbolo e sugli slogan.

Senza dimenticare il profilo del delegato leghista che ha portato avanti le trattative con il governatore Musumeci; cioè Stefano Candiani, classe 1971, originario della provincia di Varese. La cronaca lo ricorda perché quando era sindaco di Tradate (VA) accusò una vigilessa di avere l’accento meridionale troppo marcato.

Detto questo, non ci resta che attendere speranzosi le prime mosse del futuro assessore leghista, curiosi di sapere quale sarà la sua posizione in merito al Museo Egizio che dovrebbe aprire a Catania. La nostra isola “Diventerà Bellissima”? Non penso. Diventerà Padana, invece? Agli elettori l’ardua sentenza.