L’Unione Europea ritrovi se stessa

Scorrendo la home di un giornale online dedicato alla cronaca politica europea, ho avuto modo di leggere questo titolo: “Rutte al camionista olandese: non daremo soldi a Italia e Spagna. Un addetto al servizio della nettezza urbana, quindi un operaio, ha chiesto al premier olandese Mark Rutte, in visita nel suo impianto, di non dare soldi agli italiani e agli spagnoli”. “No, no, no. Me lo ricorderò”, è stata la risposta – con annesso sorriso – del premier.

Questo breve dialogo rappresenta lo scontro in atto nell’Unione Europea, quello tra le Nazioni rigoriste, in maggioranza del Nord del continente, seguaci della rigidità liberista, capeggiati da liberali, sovranisti e popolari; e i Paesi dell’Europa mediterranea, come Italia, Spagna e Portogallo, che chiedono a gran voce l’istituzione dei cosiddetti coronabond, sostenuti nell’emiciclo comunitario da socialisti, verdi e sinistra.

In ogni caso, lo scontro tra rigoristi e i Paesi che richiedono più sostegno economico, non si fonda soltanto sulle dottrine politiche dei partiti al governo, perché tra i sostenitori della fiscalità dura e pura troviamo anche la Finlandia della premier Sanna Marin, socialista e figlia di una coppia di donne, consacrata a portabandiera del progressismo continentale fino a qualche settimana fa.

Mentre, tra i richiedenti di più solidarietà economica troviamo anche la Grecia di Kyriakos Mītsotakīs, premier popolare e conservatore, non proprio un degno erede di Alexis Tsipras, ma un “compagno” di partito europeo di Angela Merkel e Sebastian Kurz, due strenui difensori del rigorismo che tanto male ha fatto ai Paesi più poveri d’Europa.

Un’Unione poco unita

Ecco, proprio da questi elementi, possiamo comprendere facilmente qual è il problema dell’Unione Europea: la mancanza di collaborazione e cooperazione. Fino a quando i 27 Stati penseranno a salvaguardare le proprie economie, senza avere il coraggio di giocare una partita unitaria, l’Unione resterà soltanto una sovrastruttura capitalistica improntata al rispetto dei parametri di Maastricht. Un completo tradimento del sogno dei Padri fondatori.

Una divisione tra rigoristi e “contagiati”, una divisione tra Nord e Sud Europa, è una mina nel complesso processo di integrazione, che dovrebbe basarsi su visioni, progetti e sostegni comuni. Se poi tiriamo in ballo anche la questione dei Paesi che hanno messo la propria Democrazia in quarantena, il quadro può solo peggiorare. La completa federalizzazione e la democratizzazione delle Istituzioni comunitarie è l’unica strada da percorrere, insieme.

A questo punto, l’Unione Europea ritrovi se stessa, oppure, come ho già scritto nel titolo di questa riflessione, sarà troppo tardi.